
La maggior parte delle persone vive in uno stato di ipnosi comunicativa costante quando parla di sé.
Spesso, tende ad identificarsi con i propri stati d'animo, senza accorgersene.
E questa è una delle principali fonti della fatica emotiva che ti capita di sentire.
Ti identifichi con quello che provi:
“Sono ansioso”
“Sono arrabbiato”
“Sono insicuro”
Tu scompari e rimane l'emozione.
Ma, rifletti:
se tu sei la tua emozione (ad esempio l'ansia), non hai potere su di lei.
Puoi solo subirla.
È qui che nasce quella sensazione di essere in balia di qualcosa di più grande di te.
Se invece hai un'emozione, la puoi gestire.
Come fare: La tecnica della Disidentificazione
La disidentificazione è l'atto di separare l'Osservatore (l'Io Sovrano) dal contenuto dell'esperienza.
L'esercizio fondamentale consiste nel ripetere consapevolmente:
- Io ho un corpo, ma non sono il mio corpo.
- Io ho dei sentimenti, ma non sono i miei sentimenti.
- Io ho dei desideri, ma non sono i miei desideri.
Sì, lo so. Lette così possono sembrare semplici frasi da poster motivazionale.
Ma compreso e applicato davvero, cambia tutto.
Infatti, non si tratta di negare quello che provi.
Si tratta di smettere di fonderti con ogni stato interno che attraversi.
Nel lavoro che facciamo in sessione, questo passaggio è molto concreto: è un continuo allenamento a spostarti, da dentro l’emozione a un punto leggermente più indietro. Per osservare come uno spettatore estraneo.
Fino a che non inizi a vedere, per esempio, che:
- l’ansia sale… ma poi scende
- la rabbia arriva… ma poi si trasforma
- la paura non è costante, anche se ti sembra eterna
Non sei più in mezzo alla tempesta.
Sei quello che la guarda.
E questo cambia radicalmente le tue possibilità di azione.
Le tue “parti” interne: quando dentro hai più voci di un gruppo WhatsApp
Allo stesso modo in cui tu non sei la tua emozione...tu non sei una sola versione di te.
Dentro di te convivono più parti:
- quella che vuole esporsi
- quella che ha paura
- quella che critica tutto
- quella che direbbe “vai, fallo subito”
E spesso fanno riunione…e senza un moderatore.
Il risultato?
Confusione. Blocco. Autosabotaggio.
Ora ti chiedo di guardare queste parti di te, non come difetti, ma come funzioni (come fossero marce della macchina).
Probabilmente quello che noterai è che:
- la parte critica prende il controllo e ti smonta
- la parte insicura ti fa rimandare
- la parte impulsiva parte…e poi ti lascia gestire le conseguenze
La sfida sarà allora, non tanto eliminare queste parti, ma integrarle con esercizi mirati, in un modo funzionale che trasformi la critica in lucidità, la paura in prudenza e la spinta in azione direzionata.
Ma, per farlo, serve qualcuno che coordini.
Quel “qualcuno” sei tu.
Non la versione reattiva chiaramente, ma la parte che osserva, si ascolta e sceglie con calma e lungimiranza.
Questa posizione di guida, ti fa smettere di reagire automaticamente, ti toglie dal conflitto interno (che ti consuma tantissimo) e recuperare energie.
Adesso prova questo
La prossima volta che senti un’emozione forte, fermati un secondo e nomina la cosa in modo diverso: non “sono in ansia” ma “sto provando ansia”
Sembra banale?
Non lo è.
È il primo micro-spostamento che ti fa uscire da quella situazione.
Perché il punto non è controllarti di più, ma smettere di confonderti con tutto quello che senti.
