decisione

Siamo cresciuti con un’idea molto precisa: se il problema è grande, serve una soluzione grande.

Evidentemente non è bastata la pubblicità dei pennelli a farci capire la metafora.

Anzi, spesso ci fissiamo sull’idea che la soluzione “giusta” sia necessariamente complessa, magari faticosa ma sicuramente piena di sforzo. 

E se fossero proprio le azioni per risolvere il problema (le “tentate soluzione”) a mantenerlo in vita?

Tradotto:

quello che fai per risolvere…è esattamente ciò che lo alimenta.

Qualche esempio molto poco teorico:

  • cerchi di non pensare a qualcosa → ci pensi di più
  • ti sforzi di dormire → resti sveglia
  • provi a controllare l’ansia → aumenta

Non è sfortuna.

È un sistema che si autoalimenta.

Solcare il mare all’insaputa del cielo: L’arte dell’aggiramento

C’è un passaggio che cambia completamente il gioco: smettere di affrontare il problema di petto (Spoiler: il tuo Ego ama combattere. Peccato che sia anche bravissimo a vincere…contro di te).

Quindi, invece di entrare in guerra, nel lavoro strategico si fa una cosa molto meno intuitiva: lo si aggira!

Una delle leve più efficaci è quella che sembra un controsenso: aggiungere per togliere.

Hai paura di parlare in pubblico?

Invece di cercare di calmarti (che al 90% non funziona), fai l’opposto.

Scrivi tutte le paure. Nero su bianco. Anche le più assurde:

“Farò scena muta.”

“Mi tremerà la voce.”

“Penseranno che non sono all’altezza.”

Sembra controintuitivo? Lo è. Ma funziona proprio per questo.

Il paradosso del cambiamento: Piccole azioni, grandi rivoluzioni

Cambiare non richiede sempre più sforzo.

A volte ne richiede meno. Ma fatto meglio!

Quello che chiedo ai miei clienti non è “fare di più”, ma di farsi condurre in un percorso per individuare il punto preciso in cui il loro schema si inceppa.

Lì si interviene. Non con rivoluzioni epiche.

Ma con azioni piccole, mirate: assegno piccoli compiti, alcuni anche apparentemente illogici, ma che hanno lo scopo di far vivere un’esperienza emozionale correttiva.

il punto è che non devi convincerti mentalmente che qualcosa sia possibile. In questo modo lo sperimenti.

E una volta che il tuo corpo e la tua emozione hanno sperimentato che “si può fare in altro modo”, hai già fatto un passo avanti e non riesci più a tornare completamente indietro.

Hai visto un’altra possibilità. E quella possibilità resta.

Adesso guarda dove stai insistendo troppo

C’è una specie di mito del cambiamento come fatica estrema.

Come se dovessi attraversare il deserto a piedi nudi per meritarti un risultato.

In realtà, spesso, stai solo usando strumenti sbagliati.

Prendi ad esempio un problema su cui stai lavorando da tempo:

  • qualcosa che provi a controllare
  • qualcosa che cerchi di evitare
  • qualcosa che “gestisci” continuamente

E fatti una domanda semplice, ma scomoda: e se quello che sto facendo per risolverlo fosse esattamente ciò che lo mantiene?

Non rispondere di pancia.

Osserva.

Se vuoi lavorarci davvero, questo è uno dei punti chiave delle sessioni: individuare la tua “tentata soluzione” e sostituirla con una strategia che funziona, non con più sforzo.

Il cambiamento non è una prova di resistenza, ma una questione di direzione.